Born
We are the nothing grating against the norm
We are the something that will not conform
No one understands what we've been given
Warrel Dane
Quando ascoltai per la prima volta Enemies of reality dei Nevermore, pensai che questi versi fossero illuminati. Warrel Dane aveva racchiuso in tre frasi tutto ciò che sentivo di sinistro nel mondo: una forza invisibile che influenza ogni essere umano a conformarsi ad una "normalità" prestabilita, ed al suo interno due entità in contrasto. La massa che trova confortevole la normalità, e la minoranza che stride, che non funziona, che non vuole adeguarsi. E questa minoranza rifiuta l'annullamento per necessità, non per anticonformismo. Passano più di vent'anni e, dopo la mia diagnosi, queste parole sono tornate di prepotenza nella mia mente, come una verità nascosta o ignorata per troppo tempo. Oggi posso dire che il buon Warrel aveva scritto, probabilmente inconsapevolemente, l'inno alla neurodivergenza.
Nella vita di ogni autistico con diagnosi tardiva c'è un prima ed un dopo. Il prima è caos, è disperazione e sofferenza senza risposte. E' un percorso ad ostacoli in cui si perde il senso del sé. Quaranta anni. Quaranta. Una vita intera. Il peso che mi ha accompagnato in questa parte della vita ha lasciato segni indelebili, come la sensazione di non essere mai completamente adeguati, la difficoltà nel recuperare l'autostima e la necessità di ricostruire la propria vita e, soprattutto, la propria salute mentale. Nessuno potrà mai risarcirmi completamente di ciò che mi è stato negato durante quarant'anni di senso di alienazione. Ma non è possibile sottrarsi a questo dovere di lottare per i nostri diritti. Soprattutto perché lo dobbiamo, oltre a noi stessi, a tutte quelle persone che non sono ancora consapevoli della propria condizione.
Non è una missione mistica, è restituzione. Non posso ignorare che, là fuori, ci sono ancora milioni di persone che vivono in un inferno che non si meritano, e che non hanno nemmeno un vocabolario adatto per descriverlo. Questo spazio nasce soprattutto pensando a tutti coloro che condividono la mia condizione, consapevoli o meno. L'urgenza di smettere di mendicare aiuto ed ottenere, finalmente, i diritti che ci spettano naturalmente in quanto esseri umani.
Il dopo diagnosi è tutto qui. E' una rinascita personale, ma che da sola non ha il sapore del vero riscatto. Sento che per le persone autistiche serve aggregazione, confronto, dialogo, e la cosa più importante di tutte: rivendicazione.
La consapevolezza di essere minoranza deve necessariamente convergere in uno spirito di corpo. Il mondo neurodivergente e dei cosiddetti "disabili" è destinato ad emergere come la più grande minoranza non geolocalizzata mai esistita. Non è una ricerca di collocazione all'interno dell'umanità, piuttosto andrebbe vista come ispirazione per una vera evoluzione della razza umana. Non può esserci vera evoluzione senza una voce critica diffusa e che rivendica la comprensione di fenomeni umani e sociali da sempre esclusi.
Il movimento neurodivergente può realmente contribuire a riorientare la traiettoria umana in un modo totalmente inedito nella storia. Ovvero, cambiare l'angolazione della visuale, includendo ciò che da sempre veniva scartato in quanto considerato "poco utile", o peggio, non degne di partecipare all'epopea umana perchè troppo "costosi" da mantenere. Il vero nemico è il paradigma produttivo, che incatena il valore di una persona al mero output economico finanziario. Se questo poteva essere gestibile fino all'avvento del capitalismo moderno, oggi non è più sostenibile.
Nascere significa aprire gli occhi e vedere la realtà. Questo post è il primo passo in quella direzione.